Mio figlio in Rosa

Mio figlio in Rosa

Quando le è stato chiesto con quale definizione avrebbe voluto presentarsi al pubblico di TEDxVicenza, Camilla Vivian non ha avuto dubbi: “mamma”. Non esiste infatti altra parola che possa raccontare meglio la persona che è oggi e la storia che l’ha resa tale.

Una storia apparentemente come tante. Fotografa, interprete, madre di tre splendidi figli: la vita di Camilla è simile a molte altre, se non fosse per il secondogenito di otto anni che fin da piccolissimo si sente anche una bambina pur essendo biologicamente maschio.
Camilla lo ha sempre accompagnato nella delicata ricerca della propria identità, studiando, informandosi e andando spesso contro quella netta distinzione maschio-femmina che la società impone, con la ferma convinzione che la diversità debba essere una ricchezza per l’uomo, non un ostacolo.

Ecco perché Camilla un anno fa ha aperto Mio figlio in rosa, un blog che racconta in modo sincero la sua esperienza, cercando di documentare e approfondire la fluidità e disforia di genere, un argomento per molti versi ancora poco conosciuto se non un vero e proprio tabù.
Mio figlio in rosa – che presto diventerà anche un libro – rappresenta uno spazio di condivisione e conoscenza importantissimo che in Italia non c’era, un fondamentale punto di riferimento per tutte le famiglie che vivono la stessa realtà.

La dignità non ha età.

Quello che Camilla ha portato sul palco di TEDxVicenza 2017 è un talk intenso, all’insegna di una dignità che non ha età e non può né deve sottostare a pregiudizi.
Perché di fronte alla domanda “Ti senti maschio o femmina?” siamo tutti uguali. E la risposta più difficile, ma anche la più vera, è soltanto una: “io sono io”.

Cresciuta in molti luoghi differenti, fotografa, interprete di inglese ma soprattutto mamma di tre splendidi figli, a settembre 2016 decide di aprire il blog “Mio figlio in rosa” per raccontare la storia della sua famiglia che si trova ad affrontare la quotidianità con un figlio di otto anni che si sente anche una bambina. Dopo anni di studi personali sull’argomento e confronto con famiglie di altri paesi decide che è giunto il momento che anche in Italia si parli della fluidità di genere, argomento molto difficile da affrontare nel nostro paese. Il blog attira l’attenzione della gente comune e dei media. Sta ora concludendo il libro sulla sua storia e si sta dedicando ad altri progetti come la creazione di una associazione che aiuti le famiglie come la sua a sentirsi “normali”.

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